Quanti modi esistono per “catalogare” le persone? Quanti schemi, griglie e classificazioni conosciamo (e adoperiamo) per inquadrare chi, per sua natura, è non inquadrabile?
Sono curioso di vedere quanti me ne vengono in mente (più o meno seri, più o meno dialettali, più o meno psicologici, più o meno).
Alcune classificazioni
Inizio con lui, perché mi sta particolarmente a cuore. Sì… perché la piacevole sensazione di riconoscersi, di avere la sensazione di essere “visti” leggendo e fidandosi delle parole del miglior astrologo della piazza mi dà sempre una certa quota di soddisfazione. E capiamoci: quello che io leggo del mio segno è vero perché è del MIO SEGNO: se leggo le stesse identiche parole, che si trovano però come caratteristica della Vergine, quello che ho appena letto “non mi somigghia pè niente”. E no, non credo agli oroscopi. Ma sì, mi affascinano. Lo stesso sentimento che provo per le sirene e gli unicorni.
- L'oroscopo: tutti sappiamo cos'è (lo sappiamo tutti che i Capricorno vanno evitati come la peste e i Sagittario maschi sono protagonisti e padroni della scena): e ho sentito gente che cerca il partner in base al segno. E vediamo un po' come va a finire 'sto 2018.
- Il colore dei capelli: i “peli rosci” (trad.: “coloro che hanno i capelli rossi”). In alcune zone è prassi avere la ferma convinzione che “lu mej rosc' a'ccis' la mamm e lu patr” (trad.: “il miglior rosso, quello più buono di tutti i rossi, ha ucciso il padre e la madre”), che magari affonda nella convinzione medievale secondo cui, se avevi i capelli rossi (ed eri donna), eri chiaramente e indiscutibilmente una strega. Nel dubbio, era meglio metterti al rogo. In fondo il diavolo era stato bruciato via.
- Le classificazioni ayurvediche: vata, pitta e kapha. Per la cronaca: ho appena scoperto di essere un dosha kapha.
- Le classificazioni umorali di Ippocrate di Coo: bile gialla, bile nera e flegma.
- La frenologia: il medico tedesco Franz Joseph Gall sosteneva che fosse possibile definire le qualità psicologiche di una persona esaminando la conformazione del suo cranio.
- Lombroso: poi mi raccomando a arcate sopraccigliari sporgenti, asimmetria cranica, altezza anormale del cranio, zigomi grandi e sporgenti, mandibola grande, alluce spostato dalle altre dita del piede, orecchie a forma d'ansa, fronte sfuggente e bassa, pelosità animale: perché Lombroso ha la ferma convinzione che sia un criminale nato.
- L'enneagramma: ovvero una classificazione “caratteriale” che non ha nomi, ma numeri: una chiave di lettura che trovo particolarmente affascinante.
- Etnia e religione: non le sto citando, perché sarebbe davvero molto scontato.
- Tutta la classificazione psichiatrica.
- Tutte le classificazioni più o meno psicologiche che organizzano le persone in base a meccanismi di difesa, postura, tensioni muscolari, fissazioni in varie tappe dello sviluppo (“sei un tipo orale, anale o fallico”).
- Vegani e carnivori (forever green). Mods e rocker. Metallari e paninari: tanto se sei passato per gli anni Ottanta sai di cosa parlo.
- Le rune.
… e via discorrendo.
Il pregiudizio
Credo che le classificazioni si portino dietro (chi più e chi meno) un concetto abbastanza comune e diffuso, certe volte inconsapevolmente attuato: il pregiudizio. Il vocabolario Treccani ce lo descrive così:
“Idea, opinione concepita sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti, delle persone, delle cose, tale da condizionare fortemente la valutazione, e da indurre quindi in errore (è sinon., in questo sign., di preconcetto).”
— Treccani, voce «pregiudizio»
Quello che io immagino è che il pregiudizio abbia enormi radici culturali: per dirne una, alle isole Tonga che pregiudizi potranno mai avere su quelli con i capelli rossi? E in Irlanda o più in generale nel Regno Unito?
A che serve classificare?
Arrivo ora al senso dell'articolo (e sì… a me piace sempre fare Molfetta–Potenza via Hollywood).
La domanda diventa: a che serve classificare? Catalogare, omologare, inquadrare, incasellare?
La risposta, dal mio punto di vista, e tralascio il fatto che i pregiudizi e le classificazioni citate siano più o meno frutto di ignoranza (non è importante per il senso che voglio dare all'articolo), la risposta che sono riuscito a immaginare è: METTONO ORDINE. Ordine nel caos. Ordine nel marasma ambientale. Più ordino, più ho tutto sotto controllo. Tutto è più prevedibile. Prevedibile è rassicurante.
C'è un proverbio che dice: “fortunato il soldato che può vedere in faccia il suo nemico”.
Durante la guerra in Vietnam i marines americani, mentre marciavano (molto poco felicemente) nella giungla, si trovavano frequentemente nella condizione di avere a mezzo metro da loro un numero imprecisato di “Charlie”: i Viet Cong. Naturalmente pronti a tutto pur di respingere gli invasori. I marines, però, a causa del fitto fogliame non erano in grado di effettuare alcuna valutazione in merito: non sai se ci sono, dove sono e quanti sono. Sai solo che appena possono ti sparano. E se non erano Viet Cong erano buche con aculei avvelenati dove poter precipitare, bombe a mano nascoste nei guadi e trappole primitive in generale. Oppure potevano essere tigri.
“Ci sono i Charlie? Ma quanti saranno? Ma sono distanti o ci alitano sul collo? E le trappole? Dove saranno posizionate? Chi sarà lo sfortunato che ci incapperà? Ci rimetterà le gambe e basta, oppure morirà? E se non dovesse morire come lo trasporteremo fuori da questo inferno?”
I Viet Cong erano molto creativi con le trappole. E allora i bravi americani che cosa pensarono bene di fare per eliminare il fogliame che ostruiva la vista e sicuramente celava i subdoli Viet?
Sì… il napalm era un amico fidato. Dipanava ombre e perplessità. Oltre a eliminare qualsiasi cosa vivente si trovasse lì, nello sfortunato lì e allora.
Il pregiudizio funziona in maniera identica al napalm. Rende conoscibile, chiaro e facilmente visualizzabile tutto quello che può spaventarmi: toglie di mezzo l'incontrollabile. E questo placa la paura o le preoccupazioni. E le paranoie creano muri.
Questa vita è una giungla.
Dott. Giovanni Ruggiero, psicologo psicoterapeuta a Vasto. Chi sono