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Giovanni RuggieroPsicologo e psicoterapeuta a Vasto Contatti

Semiseri

Le cose al contrario

Dott. Giovanni Ruggiero, psicologo psicoterapeuta
· 6 min di lettura

Articolo pubblicato in origine nel 2019.

Allora: voglio proporti uno stimolo di riflessione su un tema che per me ha davvero un grande valore, un grande potere e una straordinaria forza: le parole. Le parole e il loro suono.

Parlate e scritte. Ho una passione viscerale nell'ascoltare persone con il grande dono dell'eloquio: le invidio, le bramo, le copio, arrivo all'idolatria. Le persone che sanno usare il dono della parola hanno lo stesso effetto del flauto sul cobra. Nutro una profonda passione per le persone che riescono, attraverso la modulazione della voce, degli acuti, dei sali e scendi dell'intonazione, a impreziosire ogni parola fino a rendermela indimenticabile.

E sto parlando solo ed esclusivamente di “parole”, non del loro significato o del loro messaggio. Parlo di toni di voce. Parlo di suoni.

(NB: mentre leggi prova a fare attenzione a “come” sono scritte le parole: prova a far caso se questa o quella parola, così come è composta, è “esteticamente” piacevole al tuo sguardo. E sono serio.) (P.S.: guarda queste due parentesi con quei due punti proprio prima del P.S.: ti piacciono? E questo corsivo? Ti convince? E perché?)

Normalmente, nella mia esperienza quotidiana, faccio un ampio uso di parole: sia “vocali”, cioè con un suono, sia scritte, cioè senza suono apparente. Ho notato che ricorre spesso una cosa: utilizzo le parole per descrivere le immagini, i suoni, le superfici, le consistenze, i profumi e così via, ma credo di non essere il solo. Utilizzando le parole possiamo spiegare un'immagine, possiamo far immaginare la consistenza di qualcosa.

Le parole che descrivono (genericamente) “COSE”. Se si chiedesse di descrivere un quadro, un'immagine o una foto, immagino si dovranno utilizzare (almeno in una buona percentuale di casi) le parole: ci sono linee e ci sono cose storte, frecce, triangoli… Insomma: il parlare di quello che si vede è una cosa abbastanza consueta.

Ma si può fare il contrario?

Cioè: si possono usare le immagini per descrivere il suono di una parola? Con quegli accenti, quella intonazione… Nel senso: è cosa abbastanza conosciuta ormai che quello che permette a chi parla di far passare il messaggio sono soprattutto le inflessioni e le intonazioni, ovvero il modo in cui uno parla. Ma se io volessi farti passare solo il tono o la musicalità delle parole, perché per come le ho in testa io dovrebbero suonare in un determinato modo, che poi formerà quella che (spero sia) la melodia generale della frase, come potrei fare a descrivere una cosa del genere?

Come si potrebbe fare a descrivere il suono che fanno le parole, belle o brutte che siano? Come fare a far passare il tono di quello che voglio scrivere, in modo tale che chi legge legga esattamente quello che voglio far arrivare, quello che voglio esprimere? Con quella ironia, con l'enfasi proprio su quella parola e non su un'altra. Perché mettere l'attenzione su un'altra parola devia il senso, o parte di esso.

Faccio un esempio di parole (con l'intonazione che immagino io):

  • verza: la parola “verza” fa schifo. Perché quando la pronunci quella R nel mezzo è ingombrante, non ci entra, diventa veRRRRRRza, ed è veramente orribile. E “ZA” (enfatizzata) sa del rumore del piede nella pozzanghera di fango;
  • botanica: è bellissima, perché la T è delicata e sembra quasi che faccia un lieve riverbero che va a coprire come un cono le lettere “anica”. Sulla A il cono è stretto e si allarga piano. Ed è di colore beige chiaro;
  • guanciale: è aggressiva per via delle lettere CIA, suona come uno schiaffo e tu, dopo che l'hai preso in faccia, ti giri al rallentatore e diventa guanciAAAAlee (le A sono rallentate);
  • Magellano: è mastodontica, soprattutto se provi a mettere due G: MAGGELLANO suona come una panciata di uno con la panza sulle onde;
  • carota: sembra che tu abbia la testa inclinata di lato e il tono dimesso. È monotona. E viene detta con tono nasale;
  • agognare: senti il suono di GNNNNNNNN. Immagina l'espressione del tuo naso, tipo lupo;
  • Ontario: vedi che eleganza e che musicalità? On-TAH (sussurrato) -RIO. Te la immagini una signora anni Trenta con un cappello ampio nero e un vestito nero, che guarda con espressione smorta e muove come un nastro la sua mano in un guanto nero, che tiene tra le dita una sigaretta con bocchino lungo, e ne viene fuori una morbida scia di fumo.

Partendo da questo esempio, ecco un elenco di parole con un bel suono:

  • canova;
  • canvas;
  • boiler;
  • africa;
  • vaso;
  • barometro;
  • clavicola;
  • claudicante;
  • scorfano;
  • alveo;
  • megattera;
  • malintenzionato;
  • multietnico;
  • wolfgang;
  • moltheni;
  • agata;
  • morfeo;
  • Bulgakov;
  • assoggettato;
  • vegetali;
  • antipodi;
  • cacciatorpediniere;
  • satiro.

Altre hanno un suono sgradevole, ma pur sempre un suono:

  • crisi;
  • ausilio;
  • lardo;
  • implementazione.

Il tono, quando si scrive

Immagina ora che, nel momento in cui scrivo una cosa, mi piacerebbe che oltre al messaggio scritto si possa fare in modo di passare anche il tono. Una volta Beppe Grillo (che credo sia un uomo in grado di giostrare in maniera esemplare con il tono e le inflessioni della voce) esprimeva non ricordo che concetto dicendo “…siamo in leggerisssssima controtendenza.” Le numerose “S” sono volute, dal momento che effettivamente lui le ha utilizzate per enfatizzare ironicamente il concetto “leggera” (intendendo “siamo totalmente all'opposto della tendenza generale”). Riesci a immaginare il tono di una corda di chitarra che tendi fin quasi a romperla, con il suono che nell'arco di pochissimi secondi passa da un tono normale all'acuto, acutissimo, ACUTISSSSSSSSIMOOO? Se tu fossi dinanzi alla corda, socchiuderesti gli occhi per paura che, spezzandosi, possa colpirti.

Come vedi, questo è un tentativo al contrario: non usi le parole per descrivere qualcosa, ma utilizzi qualcosa per descrivere una parola.

“Parossistico” è più bello di “tappeto”. Immagina di pronunciare la parola “parossistico” e immagina un puntino luminoso che parte da una posizione, sale nel momento in cui arrivi alle due “S”, per poi rimbalzare quando dici “ISTICO”. Pensa al piccolo grafico che ne viene fuori. Ta-ta-ta-tta-ta. PA-RO-SSI-STI-CO. Suona sexy.

Senti come suona diversa la parola “PAUCITEMATICO”, che invece non presenta grandi oscillazioni grafiche (si innalza subito ma poi va in orizzontale) e suona con poche inflessioni. Inoltre PA deve essere quasi ringhioso. Leggermente ringhioso.

“Fluttuante” è molto diverso da “flottante”. Fluttuante è morbido, molto languido come suono. Immagina il suono come una voce di donna con inflessione francese: fluttuan-tee.

“Flottante” è goffa. Flo! sembra il rumore di una pietra che cade in acqua senza spruzzi. TTTTA: qui c'è un colpo. NTE finisce quasi in silenzio.

Dott. Giovanni Ruggiero, psicologo psicoterapeuta a Vasto. Chi sono

Come lavoro: la psicoterapia della Gestalt

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