Aspettative semiserie sulla vita dello psicologo
Dott. Giovanni Ruggiero, psicologo psicoterapeuta
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Orbene: nel tempo ho iniziato a imparare che le aspettative delle persone riguardo allo psicologo sono tante e variegate. Così come nei confronti della psicoterapia, o “percorso personale”.
Ma se partissi dall'inizio probabilmente riuscirei a fare maggiore chiarezza.
Perché si inizia un percorso?
Perché si inizia un percorso di psicoterapia (psicologico o di analisi, o come ci pare)? Per un milione di motivi, chiaro. Abbiamo le ansie, le difficoltà, i momenti mooolto giù… ma voglio prendermi la responsabilità di affermare che sostanzialmente il comune denominatore di queste “psico-intenzioni” sia uno: ogni volta che siamo in uno dei periodi no della nostra vita, tendiamo a essere rigidi, nel senso di poco adattivi. In questi periodi è facile che si tenti di rispondere a nuovi problemi con vecchie soluzioni, o comunque, grazie ai sintomi, invece di avere un ventaglio di ipotesi per poterci risolvere le nostre cose, tendiamo ad avere una mini-forchetta di applicazioni: una non funziona, e l'altra non l'applichiamo.
Una volta ho sentito un detto siciliano che mi colpì molto… per poi leggere (da qualche parte, ma chissà dove) che era, o forse ancora è, molto in voga tra i mafiosi (sì sì… quella brava gente di Cosa Nostra…):
“Calati juncu ca passa la china” “Piegati giunco, che passa la piena [del fiume]”
Ora, mafiosi o no, è una metafora secondo me molto interessante: che senso ha rimanere fermi e stoici se siamo dei giunchi nel bel mezzo di una piena?
Ecco: secondo me andare in psicoterapia vuol dire imparare a chinarsi. Che è diverso da obbedire. È semplicemente una capacità in più che, in un determinato momento di vita, non sappiamo vedere.
Le aspettative
Allora il senso dell'articolo si colloca proprio qui: questa è l'intenzione… ma quali caratteristiche dovrà avere il MIO psicologo, o il MIO psicoterapeuta, per permettere tutto ciò? Che tipo di stregonerie sarà in grado di fare per “insegnarmi” come chinarmi? Quali magiche arti avrà imparato mentre egli stesso “IMPARAVA A LEGGERE NELLA MENTE DEGLI ALTRI”?
Iniziamo con la carrellata di abilità mistico-magiche che io avrei (o avrei avuto) secondo alcune persone incontrate nell'arco del tempo.
- Sabato sera, più o meno le 23, birra in pugno (ah sì, perché gli psicologi bevono, eh!): “Io con te non ci parlo, sennò mi psicanalizzi.”
- Giorno X, orario qualunque: “Ma è vero che gli psicologi, per capire gli altri, devono essere un po' matti anche loro?”
- Altro giorno, una persona entra in studio per la prima volta ed esclama: “Ah… ma lei è giovane. Non so se riuscirà a risolvere i miei problemi.”
- Altra persona, altro giorno: “Non posso fare terapia con lei: vedo che non ha immagini sacre e nemmeno una collana con un crocifisso.”
- “Io vengo qui perché mio marito ha l'ansia.”
- “Dottore, ma è vero che per respingere le energie negative devo vestirmi di bianco?”
- Il classico “ma siamo tutti un po' psicologi”, che vorrei non citare, ma capite che verrebbero meno le fondamenta proprie del pregiudizio sulla mia professione.
- Altro evergreen: “Ma se io vengo per parlare, posso parlare anche con un amico.”
- “Dottore, ma lei dice parolacce!”
- “Ma è vero che se ci incontriamo per strada lei cambia strada per non salutarmi?”
- “Ma tanto lo so che i primi problematici sono gli psicologi stessi!”
- “Io non vengo in terapia perché lo psicologo di mio cugino non diceva nemmeno una parola.”
- “Mi hanno detto che lei risolve i problemi.”
- “Lei non si può arrabbiare, perché è psicologo.”
- “Sono qui perché mia moglie mi ha lasciato. E voglio che lei torni con me.”
Dott. Giovanni Ruggiero, psicologo psicoterapeuta a Vasto. Chi sono