Intervista a Sebastian V.

(parte I)

Preambolo:

Questo che ora andrete a leggere, è un articolo che parla di sesso, anzi: un’intervista il cui tema è il sesso, ma non un sesso qualunque. Non si parla di “Sesso Vaniglia”, no… Il Sig. Sebastian V. ci racconta l’oscuro e (ai più) sconosciuto mondo, del BDSM. Se andate avanti a leggere sappiate che alcuni di voi troveranno le immagini forse un pò volgari cosi come alcuni contenuti. Altri non ci faranno nemmeno caso.

Buona lettura.

 

Sesso è sesso, lo sappiamo tutti. Diverso dall’amore, lo sappiamo tutti (lo sappiamo tutti?).

Alcuni non possono fare a meno di distaccare le due cose, ad altri riesce benissimo. E anche questo lo sappiamo tutti.

Tutti concordi che ognuno ha il suo modo di vivere la sua sessualità: alcune pratiche sono viste e sperimentate come eccitanti; ma per alcuni le stesse pratiche possono essere viste come disgustose o ripugnanti. Tra i vari modi di vivere il sesso, uno che con ogni probabilità si pone in bilico in questa polarità eccitante-ripugnante è, con ottime possibilità, il BDSM: catene, corde, lattice, umiliazioni, dominazione, la fanno da padrona.

 

Per chi pratica è un’esperienza intensa e irresistibile; per chi guarda dall’esterno può sembrare pura follia.

 

Io mi colloco in quella fascia esterna, che vede il BDSM, come una follia (perché personalmente non ho mai trovato né entusiasmante, né tanto meno eccitante l’idea del provocare o ricevere dolore durante il sesso), ma mi sono sempre posto la domanda “cosa spinge le persone a connettere il sesso all’umiliazione, al dolore, al volersi fare del male, spesso tanto male?”

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Dal mio punto di vista è sempre rimasta una domanda senza risposta.

Allora ho avuto l’occasione di incontrare Sebastian V. che molto gentilmente, ha deciso di rilasciarmi questa  intervista, che magari ha la possibilità di gettare qualche luce in più su questo mondo che è molto di nicchia, tenendo bene a mente, cosa non da poco, che quello che leggerete è la visione del BDSM del Sig. Sebastian V. e come tale non può in nessun modo essere generalizzata a tutto il mondo BDSM. E’ il suo BDSM.

 

 

“I” sta per intervistatore, oppure “Io” e “S” ovviamente, sta per Sebastian

     I. Da quello che ne so, il BDSM è composto sostanzialmente da due tipi di “figure”? “Giocatori”? Non so bene come vadano definiti, ma che sono SLAVE e MASTER/MISTRESS.

     S. Non proprio: diciamo che esistono due tendenze: tendenza DOM (dominant) e SUB (submissive); poi c’è una terza possibilità che è lo switch, ovvero una persona che prova piacere nel vivere entrambi i ruoli, che può provare impulsi Dom verso alcuni partner sessuali e verso altri, invece, desideri Sub. Io, ad esempio, sono uno switch. DOM e SUB sono due tendenze: nel primo caso si ha il piacere di esercitare la dominazione, sia a livello cerebrale e attraverso il “gioco di ruolo”, sia a livello fisico, tramite forme di tortura, una infinita e variegata grammatica di sensazioni ed intensità fisiche, ma sempre consensuali e codificate sia come oggetti che come pratiche, e che mai devono mettere a rischio la salute. Il SUB invece vive il piacere nel ricevere sottomissione, umiliazioni e torture, ma non necessariamente tutte e tre le cose assieme: anche se solo una di queste tre cose genera eccitazione, questo basta ad identificarlo come SUB. Possiamo dire che quando un DOM ha un SUB, ne diventa il MASTER oppure la MISTRESS, se donna; viceversa quando un SUB ha il suo DOM ne diventa lo SLAVE.

 

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     I. Che vuol dire BDSM?

     S. BDSM è un acronimo: BD sta per BONDAGE, SM sta per SADISM & MASOCHISM (il lato fisico e di tortura delle pratiche BDSM) e le DS centrali, stanno per DOMINATION & SUBMISSION (il lato cerebrale delle suddette pratiche): la differenza sta nel fatto che la volontà di essere umiliato e degradato, può non avere la componente del dolore fisico, cioè la tortura, su di sé. Ad altri invece può dar fastidio la componente verbale dell’umiliazione, gli ordini, il turpiloquio, ma possono aver piacere nel dolore fisico, nell’abuso del loro corpo, nell’aggiunta di robusta violenza all’interno del sesso. Ovviamente tutto in maniera consenziente, condivisa e ludica. Nella persona Sub il cervello vede il dolore (all’interno dello scenario sessuale, ovviamente), non come una cosa spiacevole: lo vive e percepisce semplicemente come un aumento della sensazione fisica e quindi, nella cornice di una sessione BDSM, con senso di grande appagamento.

 

Von Masoch chiamava questo tipo di sessualità SUPRASESSUALITA’: si devono avere dei recettori per un certo tipo di sesso: ricevere una fellatio fatta molto bene è per ogni uomo, di solito, una cosa piacevole; provare eccitazione nel farsi orinare addosso, magari anche sul viso, nel farsi torturare i capezzoli, nel farsi penetrare da una donna che indossa una cintura fallica oppure ancora, nel legare una donna, nel frustarla sono tutte cose che possono dare un appagamento cerebrale e fisico talmente forte da far impallidire qualunque artista della fellatio. Solo, però, se possiedi quei recettori di suprassessualità, potrai godertelo e non provare invece… non so, disgusto o imbarazzo o altro. Chiariamoci: una frustata fa male, non è che uno possa provare piacere per una frustata! Ma succede che, inserita nel contesto di un ben delineato scenario di sottomissione, data in un certo modo con una certa ratio e anche inflitta con certe tecniche, può dare un godimento fisico e mentale immenso a chi possiede questi recettori ossia questa predisposizione; un appagamento talmente forte che ogni classica stimolazione meccanica del corpo al confronto disvela un certo retrogusto insipido.

Ci sono sessioni in cui, alla fine, allo schiavo (lo slave) o alla schiava non viene concesso di raggiungere l’orgasmo. Questa cosa, che normalmente viene vissuta con un senso di orrida frustrazione, può essere vissuta con un senso di profondo godimento: questo non vuol dire che ai noi praticanti BDSM, non piaccia avere orgasmi, ovviamente. Ma vuol dire solo che, in una certa cornice, la crudele privazione dell’orgasmo, riesce ad essere detonante più dell’orgasmo stesso. È una cosa che non si può insegnare o tramandare… ti posso insegnare a fare sesso orale (non io magari…), ma non posso insegnarti questo tipo di approccio celebrale al sesso. O ce l’hai nel DNA (i famosi recettori o predisposizione), e allora posso aiutarti a fartelo scoprire, a farlo emergere in te un passo alla volta e a fartelo vivere nella pienezza e libertà del piacere, (è questo il ruolo che io rivesto nelle comunità BDSM), oppure amen.

C’è chi dice che il nascere dei recettori per questo tipo di sessualità sia frutto, a volte, anche di traumi. Non so. A me interessa quando le persone sono felici perché stanno vivendo quello che sono. In fondo tanti aspetti della nostra identità sono originati da traumi. Non è materia di cui mi interesso. Qualche rotellina fuori posto ce l’abbiamo sicuro, ma chi non ne ha?

     I. Nell’immaginario collettivo (o almeno nel mio) il mondo BDSM è un mondo fatto di lattice e dolore (fruste, manette e tutto il resto). Quindi per riuscire ad avere un approccio cosi celebrale al sesso, è come se la persona dovesse aver bisogno di stimoli di molto superiori alla media per poter provare piacere.

     S. Si e no. Nel senso: se ti descrivessi certi scenari, tu li troveresti, da un punto di vista della stimolazione, di molto inferiori rispetto al sesso che viene chiamato vaniglia (vanilla sex). La scena tipo potrebbe essere: sei in ginocchio, nudo con una cintura di castità maschile e anche ammanettato. Davanti a te la tua donna si masturba godendosela alla grande a un passo dal tuo viso e, mentre tu vorresti tanto liberarti, saltarle addosso e godere anche tu, lei si china e ti sputa in faccia. Questa cosa, fisicamente, non ha sensazioni corporee in grado di provocare reazioni di eccitamento: tuttavia la scena è completamente detonante e cerebralmente violentissima, sia come impatto che come immaginario: quindi fisicamente tu stai facendo molto meno del sesso tradizionale. Tuttavia la tua testa è completamente presa e persa. Altra cosa, che riguarda l’aspetto delle torture, è scoprire parti del proprio corpo, che quasi non sapevi di avere e le senti vivere grazie ad una tortura ben dosata. Quando accetto di ricevere tortura, sono entrato in una fase di totale sottomissione, ma poi si sviluppa in me una specie di sentimento di eroica devozione: resistere alla tortura per dimostrare alla padrona che sei in grado di resistere e accettare dolore, punizioni, umiliazioni, privazioni sessuali o estenuanti servizi sessuali, disciplina e varia tortura per dimostrare che sei uno schiavo di razza, che la tua sottomissione e vera e completa: ritardi (o rifiuti) nel dire la Safeword, (la Parola di Sicurezza: ognuno sceglie la sua e che interrompe ogni forma di tortura), e dimostri forza, resistenza, senso di abnegazione dinanzi a lei e dinanzi al dolore. Una sottomissione che si articola dimostrando a te e alla tua Dom che si è in grado di sopportare il dolore per lei. Naturalmente è solo una mia personalissima e intima visione/condizione quella di esercitare la mia sottomissione alle umiliazioni e la mia resistenza alle punizioni e al dolore come eroico e devoto sacrificio di prostrazione del Cavaliere Nero per la sua Crudele Regina, ma altri lo vivono con grande piacere in modo diversissimo e con altri immaginari. Inoltre, un’altra cosa molto comune tra i SUB, riguarda i segni lasciati sul corpo il giorno dopo: un rossore su una natica, il capezzolo gonfio, i lividi ai polsi, una ferita, sono portatori di una bellezza profonda che mostra come tutto il proprio corpo, sia stato totalmente partecipe.

 

Per molte persone ho visto il libero esercizio della sottomissione come quasi terapeutico. Si è stati qualcosa per qualcuno, completamente al servizio di qualcuno.

 

BDSM-Paar - Top und Bottom - Europride 2002 Cologne
BDSM-Paar – Top und Bottom – Europride 2002 Cologne

In qualche modo compari. Sei più definito. Perché sei di qualcuno, al servizio di qualcuno. È come se facesse aumentare la tua percezione di te stesso. Per non parlare dell’esercizio dell’essere Dom: ho notato che, specie nelle donne ne aumenta il carattere, una qualche lucentezza e anche la loro calma interiore, la loro forza tranquilla, la loro sicurezza e, sopra ogni cosa il loro equilibrio interiore. Essere dominanti ha letto trasmette alle donne spesso l’opposto che essere dominanti nella vita quotidiana lavorativa, stress, tensioni, imprigionate dal proprio ruolo. Sceglierlo per una bella serata, questo ruolo, è assai più divertente e appagante.

Ma il fatto di essere al servizio di qualcuno, del tuo Dom, ti definisce. Il tema del possesso è una cosa che ho riscontrato spesso quando ho avuto delle schiave: loro ricevono molta soddisfazione in questo, forse più degli uomini. Ha grande importanza, ad esempio, il momento in cui metti loro il collare, perché così diventano di tua proprietà. Regalai ad una mia schiava sia il collare, che un anal plug con il suo nome nella parte piatta … Immagina quando sono andato dal tizio che incide le targhe. Ho dovuto dirgli che il suo nome (della Slave) era il nome del mio cane. Ah…il suo nome era anche sulla ciotola da cani, dove la costringevo a mangiare.

     I. Vorrei chiederti ora dell’aspetto psicologico che caratterizza il BDSM rispetto al cosiddetto “vanilla sex”. Nel sesso vaniglia, molto spesso, il rapporto è quasi esclusivamente relegato alla zona genitale: quando invece sei nel ruolo dello o di slave, e quindi sei sottomesso, torturato ecc, entra in ballo tutto il corpo, cosi come mi hai detto. Ma se invece sei un Master?

     S. Effettivamente come Master entrano in gioco meno parti fisiche di quelle che si mettono in campo quando sei slave, ma forse è anche per questo che uno preferisce essere Dom. Paradossalmente potresti fare il Master anche stando vestito. Quello che vortica è dentro, è il mondo interiore della tua creatività di costruire ed imporre situazioni di sottomissione, di tortura e umiliazione. È il modo come conduci questi scenari, il modo in cui trai ed imponi il tuo piacere, anche fisico, a dare piacere alla slave, più che altri aspetti puramente fisici.

     I. Emotivamente il Sub, nei confronti del suo Dom come si pone?

     S, È molto diversa quest’esperienza tra uomo e donna: intanto è importante dire che l’atteggiamento mentale dello slave, è detto “SUB-SPACE”, una sorta di spazio di sottomissione: questa è una condizione di lieve disincarnazione dalla percezione della realtà. L’elemento del linguaggio crea una cornice importante: il fatto che la tua o il tuo Dom, vedendoti sul divano ti imponga di spogliarti e di metterti a quattro zampe, crea già la cornice della sottomissione. Poi c’è l’aspetto di nudità magari davanti all’altro che è ancora vestito: anche lì c’è una traslazione dalla normale percezione della realtà. Poi c’è l’esercizio del dolore e della tortura, che producono un enorme numero di endorfine, che una volta in circolo danno una specie di sensazione oppiacea: qui inizia la fase divertente: quando ci sono le endorfine in corpo e la tortura va avanti, il dolore in un primo momento sembra aumentare, ma poi sfuma e la testa si solleva, così come si solleva via dolcemente dagli affanni terrestri, ed è la stessa cosa che accade anche al Dom che ha un intero luna-park carnale a suo totale disposizione per dipingervi sopra con i colori del dolore e del piacere a gusto proprio, senza dover rendere conto a nessuno, dimostrare niente a nessuno, ordinando cose che a quando nel mondo diurno magari, anche solo chiedere imbarazza. La libertà di poter fare, ordinare, infliggere, punire e ricevere piacere, per il Dom e la libertà di poter obbedire, sottomettersi e abbandonarsi al subire, da parte del Sub sono la profonda bellezza di questo mondo.

 

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Inoltre le teste del Dom e del Sub possono disconnettersi totalmente dalle loro identità diurne e vestire altri panni per qualche ora di intenso abbandono e piacere.  È una condizione splendida. Quando poi ritorni nel tuo corpo, ti accorgi di non sapere quanto tempo tu sia stato fuori. Il tutto senza droghe, o meglio, attraverso la benefica droga naturale che è già nostro corpo, le endorfine.

I. Il sesso tradizionale non è in grado di estraniarti.

S. Esatto: è attraverso il dolore, il linguaggio e la cornice (e volendo anche abiti, dettagli, elementi) che assumi un’entità diversa da quella del quotidiano.

I. Sembra tu stia parlando di estasi…

S. Anche. In fondo l’estasi è associata al piacere, rimanda all’idea di estremo appagamento. Non so però se in questo caso si possa parlare di semplice piacere o di un complesso di emozioni più profonde.

 

(Ndr: in Germania il BDSM ha anche una scuola… qui ci sono maggiori informazioni).

 

 

 

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