La fase a puntate.

Cioè: la favola ti prende, immagini potenziali sviluppi, però il pupo già dorme. Che fai? Aggiungi il “FINE PRIMA PARTE”.

E va bene cosi.

Nella seconda puntata, fai un lungo, lunghissimo riassunto della puntata precedente: aggiungi particolari. Tanti particolari. Allenati a descrivere cose indescrivibili. Tipo un ago.

Quante cose riesci a descrivere e raccontare su un ago? Lo sai che nella scala delle difficoltà descrittive, l’ago è al vertice? Descrivilo per 10 minuti. Dopo di che, potrai padroneggiare la Scimmia di Giada.

 

L’uomo che scolpiva il vetro. – di R. Comanchee.

R. “Un giorno un uomo giunse in una città.

Non una città qualsiasi: infatti questa era una città abitata solo da artisti. Artisti di tutti i generi: pittori, scultori, saldatori, poeti, cuochi, sarti, falegnami, fabbri. Qui tutti vivevano facendo cose che riguardavano l’arte.

Quest’uomo arrivò da chissà dove, e di lui si sapeva solo che fosse un eccellente scultore di vetro.

Arrivò perchè voleva far vedere a tutti quanto fosse bravo nella sua arte.

Allorà chiamò qualche ricco signore per far sapere che era giunto in città e quando ne ebbe radunati un po’ disse: “io sono il miglior scultore di vetro di tutto il mondo. E per dimostrarvelo mi direte che statua voi desiderate e io, in una notte, la realizzerò.”

I signori all’inizio risero e poi, senza prenderlo troppo sul serio dissero “Allora, se sei così bravo, vogliamo che tu realizzi la statua di una ballerina. Ma dovrà essere la più bella statua mai vista”.

E l’uomo rispose: “Accetto, ma ad una condizione: nessuno dovrà vedermi durante il lavoro. Domani nel pomeriggio avrete la vostra statua”.

E se ne andò.

Perchè non voleva farsi vedere mentre lavorava? Perchè lui aveva un potere, e aveva la convinzione che sarebbe rimasto suo a patto che nessuno lo vedesse.

Entrò nel suo studio.

Passò tutta la notte.

E il giorno dopo si recò all’appuntamento con la sua statua all’interno di una robusta scatola di legno.

Gli anziani e ricchi signori entrarono in una stanza totalmente buia e una volta seduti, il nostro scultore accese di colpo tre luci puntate sulla statua di vetro.

Lo spettacolo che era davanti agli occhi dei ricchi signori era incredibile. Una ballerina grande quanto una ballerina vera, tutta scolpita nel vetro: era possibile vedere ogni singolo capello, ogni piccolo filo che componeva il suo tutù! Lei era in punta di piedi con le braccia ad arco e le mani che quasi si incrociavano sulla sua testa ed era sorridente e con gli occhi chiusi.

Erano rimasti senza parole. Incredibilmente presi da quella incredibile bellezza.

Notte amore”.

F I N E     P R I M A    P A R T E.

 

 

 

S E C O N D A    P A R T E

Riparti con: “Avevamo lasciato il nostro scultore nel suo studio”… E avanti ad inserire particolari su particolari ripetendo esattamente quanto raccontato nella parte Uno. Fino a raggiungere la fase R.E.M. (nb: ricorda l’addestramento Zen della descrizione dell’ago.)

 

T E R Z A    P A R T E

R. “Ad un certo punto però, uno dei signori disse: “Non è possibile che tu sia riuscito a scolpirla in una sola notte: sei stato solo fortunato: ti abbiamo chiesto di fare una statua che tu già avevi! E magari non l’hai nemmeno fatta tu, ma l’hai comprata chissà dove! Se vuoi dimostrarci davvero la tua bravura, dovrai accettare un’altra sfida!”

Disse cosi e si radunò con gli altri ricchi signori. Parlarono per mezz’ora in cerca di una cosa da scolpire talmente difficile che nessuno l’aveva mai fatta prima. Cosi sarebbero stati certi del suo talento. E doveva farlo, come aveva detto lui, IN UNA NOTTE.

Decisero e tornarono nuovamente davanti lo scultore che era rimasto li ad aspettarlo, senza troppo interesse a dire la verità.

“Abbiamo deciso cosa dovrai scolpire: noi vogliamo che tu, in una sola notte, dovrai scolpire nel vetro un’ araba fenice che sorge dalle sue ceneri e vogliamo anche il fuoco. E dovrà essere perfetta in ogni più piccolo particolare.

S. “Cos’è l’araba fenice papi?”.

Errore, tremendo. Stai per vanificare mezzora di sforzi immaginativi e di resistenza al sonno.Non dovrai mai e poi mai proporre immagini di tale interesse, considerando il fatto che il pupo non sa come immaginarsela un’araba fenice.

Ma senti bene il potere evocativo di queste parole:

…”Araba”…

….”Fenice”…

….”Sorge dalle ceneri”….

 

(foto presa da qui)

Dai…siamo seri. Tu la vedi com’è un’Araba Fenice, no? Non puoi parlargliene come una cosa normale, essendo una favolosa bestia mitologica. Hai il compito di affascinarlo. Ma non ora.

La tua dolce progenie non può non incuriosirsi.

Quindi farà domande. Quindi tornerà attiva e attentissima. O attivo e attentissimo. E tu non lo vuoi questo. Allora diremo “un meraviglioso uccello con il fuoco intorno“. O una cosa così. E tutti felici. Avrai comunque impreziosito il discorso, senza svegliare troppo la curiosità. Il tuo amato pargolo proseguirà sul dolce tappeto dell’immaginazione, senza eccessive oscillazioni. Una sorta di onda lunga. Rilasssssaaaaatooooooooooo…….

Ora devi spiegare cos’è l’araba fenice. E puoi farlo solo enfatizzando la sua bellezza. Quindi sappi che in questo caso “meraviglioso uccello“, è meglio di “bellissimo uccello“. Si, perchè se enfatizzata, la parola “meraviglioso” diventa “….meravigliooosoo…“: enfatizzi ma con tranquillità. Mentre bellissimo diventa “…bellliiiiiiiiisssssssiiiimooo!!!“. Troppa enfasi vocale, ergo troppa attenzione destata:

…un meravigliosooo uccello di fuoco.

…un beellisssiiiiimoooo uccello di fuocooo!

Nota la differenza. La stai notando?

Meraviglioso” non si presta ad essere stiracchiata come parola. Quindi rende il senso di qualcosa di “molto più che bello” ma senza enfatizzare eccessivamente il discorso.Non diresti mai “meraviGGGGLLLIoso“, o “meraVVVViglioso“.

Invece”bellissimo” puoi tirare ed allungare quasi ogni sillaba “beLLLLLLLLissimo“, “belliSSSSSSSimo“, o “belllllissssimooooooo“.

Se riuscirai ad essere padrone della “Sacra Tecnica dell’Enfasi delle Parole”, potrai allora passare nel Sentiero di Smeraldo.

 

R. “Come avevamo detto il nostro scultore aveva un potere, che temeva di perdere se qualcuno l’avesse visto durante il suo lavoro. Nel suo studio tutto era ricoperto da specchi: muri, soffitto, pavimento. E al centro di questa stanza c’erano solo lui e il suo blocco di vetro. Il vetro si rifletteva in tutti gli specchi. E lui non aveva attrezzi per scolpire. Scolpiva senza mai toccare il vetro: muoveva le dita nell’aria e piano piano iniziavano a venire fuori le prime piccole schegge che però non cadevano, ma si iniziavano ad attaccare al suo corpo. E più danzava attorno al blocco più la statua prendeva forma. E anche le piccole schegge aumentavano. E arrivava al punto che la statua era quasi finita. Si perchè gli scultori lasciano sempre una cosa alla fine: gli occhi. E si, perchè da quel momento la statua prende vita. E lo scultore intanto era diventato tutto di vetro. E si metteva davanti alla statua che per pochi minuti si animava, prendeva vita. Per pochissimo tempo si muoveva. Per poi tornare nella posizione originale e rimanere cosi per sempre.

Il giorno dopo conesgnò la statua e la sua Fenice lasciò tutti letteralmente senza parole. E da quel momento divenne famosissimo e tante persone volevano le sue statue.

E andò tutto bene fino al giorno in cui gli chiesero di realizzare la più bella donna mai vista.

Andò tutto bene come al solito, fino a che lei non prese vita. I due si guardarono e si innamorarono. Ma ahimè dopo pochi minuti tornò ad essere statua. La rabbia dello scultore fu talmente tanta che distrusse in miliardi di pezzi quella statua, poi salì sul monte e iniziò a gettare tutti i piccoli pezzi di vetro rovinando alberi e piante, case e macchine.

Così è nata la grandine,

Notte amore”.