…da una storia vera (ahimè… tutto quello che leggerai, è accaduta per davvero).

NB: le favole se le inventi, le devi inventare bene. Altrimenti racconta Pinocchio. E se non dormono perchè Pinocchio alla terza volta che la racconti spacca gli zibibbi a te e ai tuoi figliuoli, non lamentarti. Ma se decidi di inventarla, qualche risvolto psicologico non vuoi inserirlo? Altrimenti come lo allunghi il brodo quando i tuoi figli ad una certa ora la sera, sembrano sotto anfetamina? Eh? E non vuoi far parlare le loro coscienze, e dar voce ai loro dubbi? E tutte le loro sovrastrutture caratteriali? Non vuoi elencarle?

Ricorda: è solo sopravvivenza. La tua.

Quindi inizia da un’idea e vacci piano piano dietro: anche se la direzione che stai prendendo sembra portare verso la più grossa stronzata mai considerata, sappi che è lì che troverai la tua vittoria.

NBB: Ho scoperto che quello che incanta e lobotomizza è la voce, anzi il ritmo della voce: lento e con poche cadenze. Sappi che mi è capitato di raccontare favole sulla mutazione dei girini in rana, quella della mitosi cellulare e pure della scimmia Casimiro. Ma come dicono a Londra: “FOTTESEGA dell’argomento!” (come credo vedrai più avanti): li devi stonare, mica spiegare il senso della vita. Devi diventare un rumore bianco come il sibilo del neon o quel ca*zo di ronzio del congelatore. Tanto lo sai che anche quella che sembra la serata più dannata dell’anno, quando i tuoi figli stanno avendo quello spaventoso effetto collaterale che solo il Bentelan è in grado di scatenare, quella dannata sera, TU, caro genitore che ti sei fatto il culo durante la giornata e vorresti solo svitarti il cranio e gettarlo nell’umido, TU! Dovrai uscirne vincitore.

E non guardarli, mai. Fai finta di avere davanti Medusa. Stai attento, molto attento.

(Tratto dal Libro: “Una favola per domarli e nel sonno incatenarli“:

strategie notturne di sopravvivenza per genitori “)

Rupert. C,

R. “Bea, papà, sono le undici. Non dovresti dormire?”

B. “Sii..”.

R. “Ti racconto la Favola dell’Unicorno Dorato?”

B. “Sii..”

R. “Ok. La nostra storia si svolge in un luogo molto molto lontano…addirittura è un villaggio fatto di nuvole! E tutte le nuvole sono collegate da dei coloratisssssssimi arcobaleni! E chi ci vive in questo villaggio stupendo? Ci vivono dei bellissimi, felicissimi, sempre sempre sorridentissimi UNICORNIIII. E sono davvero davvero carini…tutto il giorno si fanno scherzi, si rincorrono, come fai tu con tua sorella, si avvicinano, si danno i bacini…e sono tutti bellissimi…e sai come sono colorati? Per esempio ce n’è uno tutto viola, con i capelli e la coda gialli…ce n’è uno tutto celeste con dei favolosi capelli lilla… ce n’è uno tutto rosa, con i capelli e la coda bianchi…insomma: sono colorati con tutti i colori dell’arcobaleno…. sono bellissimi! E tutto il giorno giocano, si fanno scherzi, sono sempre felici e non sono mai arrabbiati! E’ tutto molto felice in quel villaggio.

Ci sono tante piccole scatoline, come quelle che usa papà per fumare, che fanno tanto tanto fumo…e questo fumo è in verità un potentissimo allucinogeno….che li rende sempre felici. ma proprio sempre sempre.

In mezzo a tutti quei bellissimi e coloratissimi animaletti non c’era però nessuno, in grado di pensare a quale nefasta sventura stava per abbattersi sul bellissimo villaggio tra le nuvole abitato dai nostri simpaticissimi amici…

Bea dormi papà che è tardi.”

B. “Sii….”

R. “Io continuo la storia e tu chiudi gli occhi. Dicevamo. Nessuno sapeva che stava per arrivare un enorme disastro. Ma com’era fatto questo disastro? Questa enorme sciagura aveva la forma del più bel unicorno, che tutto il regno degli unicorni felici, avesse mai visto. Aveva i capelli e la codo fatta di tanti fili d’oro, intrecciati con pietre preziose tutte scintillanti e tutta la pelle era rivestita d’oro… quando si muoveva lasciava una scia dietro di sè, come una cometa, come la stella di Natale… Era meravigliosamente e incredibilmente stupendo.

E purtroppo, un giorno arrivò.

Lo stupore all’inizio fu tanto! Nessun piccolo unicorno, capiva cosa stesse succedendo. Loro erano bellissimi e coloratissimi ed erano tutti uguali: non c’era nessuno più bello di un altro. Ed era una cosa strana: i maschietti non erano gelosi, e non litigavano mai per le unicornesse! E queste avevano un amichetto più speciale di altri, ma tanto erano tutti uguali! Era tutto meravigliosamente perfetto.

Ma purtroppo per loro The Golden Unicorn, era giunto.

Lo stupore iniziale durò poco e iniziò a lasciare spazio ai tanti piccoli dubbi…piccolini piccolini eh! Ma che iniziavano a scavare con i piccoli ditini, come fa Bea col Didò…: OHHHH! Cos’è quella cosa così bella? Come può uno di noi essere cosi meravigliosamente stupendo rispetto a tutti gli altri? Perchè lui ha i capelli d’oro e noi no? Perchè lui brilla e noi no? PERCHE’A LUI SI E A ME NO?

Le unicornesse dal canto loro, si accorsero che gli unicorni con cui passavano il loro felicissimo tempo, improvvisamente e drasticametne perdevano di interesse. I loro colori all’improvviso erano “piatti”, non brillavano al sole, non saggiavano più grande bellezza. E all’inizio lo guardavano con malcelato disinteresse, facendo finta di girarsi per sbaglio con qualche piccolo nitrito di reciproca sorellanza unicorna, per poi scivolare nel turbine dell’ossessione: The Golden Unicorn si lavava al lago, oppure scintillando, passeggiava sotto le cascate e si sentivano soffocati nitriti di felicità e giubilo. Iniziava insomma a starci una specie di solletico collettivo, che duro poco però. Perchè presto il friccicore, venne presto sostituito con i primi barlumi di territorialità. Come te lo spiego Bea, che vuol dire territorialità? Mmmm…E’ tipo quando tua sorella gioca con le Lol e le vuoi anche tu e allora litigate.

Insomma la situazione nel nostre felice villaggio, era mutata per colpa di The Golden Unicorn.

Ad un certo punto gli unicorni maschi lo odiavano, e le unicornesse lo bramavano. Bramavano vuol dire che lo volevano, come quando Bea vuole il Kinder ma non riesce a prenderlo. E siccome lo bramavano, iniziarono ad essere arrabbiate con gli unicorni maschi. Ma erano anche al tempo stesso, arrabbiate tra loro, perchè tutte lo volevano.

Sai come finisce questa favola? Che alla fine si unirono e non trovando nessuna soluzione, lo uccisero.

Notte Amore”.

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