Immaginiamo che tu sia proprietario di una potente e veloce auto (che ne so una Porsche, una Ferrari, o simili). Ad un certo punto quest’auto, per vari e svariati motivi, non è più in tuo possesso (è abbastanza indifferente se sia stata rubata, oppure rotta, oppure rivenduta). Al suo posto arriva una Fiat Campagnola. E’ evidente che i due mezzi siano imparagonabili da tutti i punti di vista.

Il vostro bolide vi ha permesso di vivere emozioni incredibili! I 200 km/h in autstrada sono stati la prassi, fare “ciao ciao” alle altre auto mentre sfrecciavate sulla corsia di sorpasso era il vostro pane quotidiano, il rombo di tutto il ranch di cavalli sotto il cofano, vi ha scaldato il cuore e stretto lo stomaco.

Ad un certo punto, nella vostra vita, arriva lei.

 

Lenta. Lentissima. Mentre siete seduti al volante, vedete tartarughe e bradipi, salutarvi mentre vi sorpassano, nessun confort, sedili comodi come bidoni di vernice rivestiti in finta pelle, uno sterzo duro, ma cosi duro, che faticherebbe nel girarlo anche Lou Ferrigno; rumori e cigolii, che in confronto, le case infestate dai fantasmi, sembrano dei silenziosi tramonti primaverili.

I 200 km/h non è che sono esclusi, sono proprio proprio fuori dall’immaginazione (o almeno, cosi dovrebbe essere, eh!); secondo me è più plausibile che il Millenium Falcon vi atterri nel giardino di casa

 

che immaginare la Campagnola che viaggia sui 200.

(Tanto lo so che ti stai chiedendo che c’entrano bolidi e Jeep in un articolo che si chiama Cucina e Cucine).

C’entra, C’entra.

L’aspetto centrale è la soddisfazione. O meglio, il senso di soddisfazione.

In anni di regime alimentare ristretto (e si…perchè io ho questa fortuna: se respiro un pochino pochino di più ingrasso) sono giunto ad una conclusione. L’unico modo che ho sperimentato, utilissimo e fondamentale, per far fallire (miseramente fallire) una dieta (di qualsiasi tipo essa sia) è quel senso di tristezza e di pura insoddisfazione che si può sperimentare davanti a pietanze scialbe, incolori ed insapori (però dietetiche eh!).

Se consideri, cosi come faccio io, il cibo come uno dei piaceri FONDAMENTALI della vita, sai che essere a dieta può essere un’esperienza tremenda. Se sei uno che considera il toccare, annusare, sentire consistenze, odori e profumi, come una parte meravigliosa della tua giornata, sai che rinunciarci è una maledizione senza via di scampo.

E invece, ho scoperto che può non essere cosi.

Facciamo un’ipotesi: una favolosa parmigiana di melanzane, si DEVE e ripeto DEVE, fare con le melanzane fritte, ok?

 

 

Questo è il bolide da 200 km/h. Se decidi di provare ad avere lo stesso gusto e le stesse soddisfazioni, ma GRIGLIANDO le melanzane (o peggio facendole appassire in forno) e riducendo drasticamente il quantitativo di olio per il sugo, stai semplicemente immaginando di prendere la tua Fiat Campagnola e tentando, con tutti i tuoi sforzi, di farla andare come una Porsche.

Ma la Jeep ti guarda e mentre i suoi pistoni implorano pietà, davanti al tentativo di spingerla ben oltre i suoi limiti, quello che ottieni è un senso di profonda insoddisfazione, perchè ti sorpasserà anche uno a piedi. E otterrai un’auto che fa spallucce e sussurra “e che credevi, scusa?“.

“UHHHHHHH CHE TRISTEZZAAAAAA!!!! Questo cesso di macchina al massimo fa 70 km/h in discesa!! Come sono infelice!”

Come è facile intuire, l’insoddisfazione nasce dal (malriuscitissmo) tentativo di portare una vettura (fatta e concepita per altro) a livelli di un germanico bolide, concepito e realizzato per tutt altro.

Detto in soldoni: se ti aspetti lo stesso gusto, la stessa consistenza e la stessa soddisfazione gustativa, sprechi solo tempo. E questo è un fatto. E i fatti si sa, non sono teorie. Sono cose su cui puoi mettere i ditini.

La scelta allora è tra: scegliere un pallido surrogato di un’ottima pietanza (“ma si…facciamo pure finta che sia buona uguale…“) oppure indirizzarsi da un’altra parte.

Tieni sempre a mente i fatti, non le teorie: quella è LA parmigiana di melanzane. Se ci provi in altro modo, rischi di essere solo perennemente insoddisfatto, raccontandoti che sia buona uguale. Ma siccome sarai insoddisfatto, ogni occasione sarà quella buona per aprire la dispensa e divorare tutte le merendine e le barrette Kinder di cui sei capace. (E poi chi se li sente gli urlanti sensi di colpa?)

Se all’improvviso ti ritrovi al volante di una jeep, credo che la soddisfazione non sia da ricercare nella velocità, ma nella possibilità di considerare il fuori strada come fonte di risorsa. Vero è che non sfreccerai a 200 all’ora, ma il fuori strada ha una serie di risorse che, se le sapessi cogliere, sarebbero diversamente soddisfacenti: alberi, colori, animaletti, funghi, panorami, profumi e tutto il resto.

Ps: prova a farlo con la Porsche.

 

Che tu sia a dieta, per dimagrire, perchè sei celiaco, oppure diabetico, o intollerante, la strada (secondo me eh!) è provare altre strade: altri modi di cucinare, altri sapori, altre spezie, altre consistenze, altre cotture, altro tutto.  Tanto lo so io e lo sai tu: puoi raccontartela fino ad un certo punto: ma l’abbuffata, il richiamo perenne verso tutto quello che non puoi mangiare è sempre dietro l’angolo: se la riduci e sminuisci come semplice “abbuffata”, puoi continuare a grigliare melanzane nella speranza che facciano i 200. Altrimenti provi ad essere diversamente soddisfatto.

Ah…ogni tanto, rituffarsi nella goduriosità di ciò che non si può mangiare secondo me è d’obbligo. ogni tanto però.

 

 

 

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