Cos’è l’intuito?

 

Il termine intuizione deriva dal latino intueor (composto da in = «dentro», + tueor = «guardare», cioè «entrar dentro con lo sguardo») e rappresenta una forma di sapere non spiegabile a parole, che si rivela per lampi improvvisi.

Lampi improvvisi.

Sostanzialmente ad un certo punto, tutti gli elementi che galleggiavano nel mare magnum sinaptico, prendono una forma inaspettata, diventano ad un tratto qualcosa di inaspettato, di nuovo, di incredibile.

 

L’intuito è il costante non protagonista di tutte le serie di Dr House:

gli amanti della serie potranno riscontrare con una certa facilità,  un clichè abbastanza usuale: c’è qualcuno che ha una quantità di sintomi, che in confronto il manuale di Merck,

sembra un opuscolo da parrucchiere. Poi le prime lontane ipotesi del team. Foreman dice qualcosa di quasi giusto, la dottoressa Cameron dirà qualcosa di profondamente etico, che contrasta (in maniera oserei dire “instancabile) qualcosa di profondamente anti etico di Gregory. Poi arriva Chease che dice perlopiù una banalità quasi aspettando la risposta sarcastica.

Spesso ho riso anch’io.

E poi: Cura 1 (sbagliata), altra cura (sbagliata); terza cura (manco a dirlo sbagliata pure lei).

 

 

Insomma, tirando i primi fili di questo strano arazzo otteniamo:

4 medici;

3 cure;

un paio di ipotesi

un malato che continua ad avere tutte le più perverse forme di pazzia corporale.

Altro elemento altamente costante (ma non da inserirlo nel menù clichè) è quella palla che sembra essere il terzo emisfero gregoryano. Lui la agita e lei gli regala:

  • Soluzione dell’enigma (alias diagnosi esatta);
  • Soluzione errata: ma dopo la soluzione errata c’è l’incontro con Wilson e quindi:

litigio – cosa detta da Wilson (che nulla deve entrarci con la medicina) – INTUIZIONE – soluzione enigma.

8 serie, tante puntate.

 

Quindi torniamo al fatto di guardare le cose dentro. Guardare le cose: tanti tronchi che compongono un falò ancora spento: hai elementi sulla disposizione, il tipo di legno, il tasso di umidità dei tronchi e dell’aria, età delle piante, zona di raccolta, eventuali patologie a carico della corteccia e del sistema di trasporto della linfa. Ascendente e discendente. Disposizione degli elementi. Tutto.

(Si…. Ma io ho fame).

Il lampo che deve arrivare deve per forza essere l’equivalente di un proiettile incendiario. Di una tanica di benzina in fiamme. Di un dardo infuocato. Loro arrivano, la catasta arde e tutto è illuminato.

Ora, ricostruire esattamente da dove arrivi il dardo, che tipo di realtà sinaptiche vengano a crearsi, quali strutture anatomiche vengano richiamate, non è dato saperlo.

Ma rimane a tutti il sapore dell’intuizione. Chi più, chi meno abbiamo tutti intuito qualcosa.

Il preambolo sull’intuito avrebbe dovuto ricollegarmi all’argomento Charles Darwin. Ma non ho trovato nulla di interessante e originale quindi: o smettevo di scrivere, oppure scrivevo questo, che poi è la soluzione originale.

Si perché l’argomento deve riguardare il carattere, inteso nel senso dell’enneagramma, ma con il sapore dell’evoluzione.

 

E allora mi serve Darwin.

Al ritorno di un inaspettato viaggio, vengono combinati in maniera splendida anni e anni di osservazioni. Di cose avute sotto gli occhi per tanto tempo. Che poi intuitivamente, si sono ricollegate dando forma al pilastro della scienza di oggi. E non solo della scienza: anche di chi scrive di cose non scientifiche.

Tenere e poi specializzare ciò che serve: quello che è servito per sopravvivere, lo fai tuo da qui in avanti”.

Vale per tutti. Dal cactus al tucano, dall’elefante alla cimice, dalle meduse all’uomo. È in soldoni il concetto di selezione e sopravvivenza.

Noi della specie sapiens sapiens, abbiamo esteso il concetto dalla sopravvivenza fisica a quella psichica ed emotiva.

Esauriti i soddisfacimenti fisiologici della base piramidale di Maslow, siamo passati a quelli più relazionali.

 

Ora immaginare quale possa essere il collegamento tra la coda del pavone e l’enneagramma non è esattamente una cosa semplicissima. Ma voglio provarci.

La coda del pavone è uno splendido risultato di un adattamento evolutivo.

 

Enorme se rapportata al resto del corpo, incredibilmente colorata, mobile e sfarzosa. Di fondamentale importanza per il rituale dell’accoppiamento, e solo per quello. Ora, io non so quale sia la frequenza riproduttiva annuale sopracitato volatile, ma sono sicuro che ci sono una serie di attività che devono essere svolte più di frequente: il volo, la fuga dai predatori, camminare nel sottobosco. Attività per cui quella coda è solo di intralcio. Tuttavia la selezione ha premiato quella caratteristica.

A questo punto introduco l’argomento “carattere”: ovvero quell’apparato di contro manipolazione che i bambini mettono in atto in risposta a stimoli ambientali. Tradotto: contrariamente al passato oggi gran parte degli approcci terapeutici è concorde sull’importanza del sentirsi amati, visti e considerati, come processi e vissuti fondamentali per la costruzione della propria personalità, del proprio carattere. Quando l’ambiente familiare esercita delle pressioni su un bambino, il bambino reagisce. È possibile che si accorga che debba fare qualcosa per scongiurare l’immane pericolo che possa rimanere senza amore (qualsiasi cosa voglia dire amore per quel bambino). In fondo in quanto mammiferi sappiamo a livello intimo, che senza amore si muore; senza amore non è possibile andare avanti.

E allora metterà in campo degli atteggiamenti che in qualche modo fungono da catalizzatore amorico genitoriale. È per questo che si definisce contro manipolazione: faccio qualcosa per ottenere qualcos’altro in cambio.

Ma che cosa faccio? Indosso i panni del bravo bambino, ubbidisco, sorrido, mi allontano, soffro, combatto, evito…Insomma l’imperativo è tentare di colmare un’ipotetica (e certe volte nemmeno troppo ipotetica) distanza emotiva.

Qui c’è la combinazione con l’evoluzione. Una cosa che funziona, che mi permette di ottenere amore e considerazione (immagino) funzionerà per sempre. È l’equivalente della coda del pavone. Sarà scomodissima in alcuni casi ma in altri, “Ehy …funziona!”. E funziona talmente tanto da diventare una risposta automatica e naturale che decido di farla mia e adoperarla anche quando è decontestualizzata. Poco importa se poi altre volte mi mette i bastoni tra le ruote: l’importante è che sia utile per QUEL tipo di richiesta verso l’ambiente.

Andrà a discapito di un adattamento più funzionale e adulto. Ma “Ehy…. Funziona!

E poi tale adattamento evolutivo va visto in una doppia ottica: come riesco ad ottenere l’amore e come mi accorgo che gli altri mi amano, e quindi rispondo. E le conseguenze di questa ideologia, fanno da stampo a relazioni amorose, amicali e tutto il resto.

 

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