Feng shui;

Superstizione

Sciamanesimo.

Shintoismo.

Buddismo.

Vado avanti.

Gatti neri.

Non passare sotto la scala.

Assolutamente vietato far cadere il sale.

Figurati l’olio.

Tarocchi.

Lettura della mano.

I ching.

Psicoterapia.

Il tizio che fa precipitare un areo è depresso.

Aggiungerei che la luna è di formaggio.

L’elenco penso proprio che potrebbe continuare per almeno un’oretta.

La cosa che accomuna tutte queste “cose dell’uomo” è una e una soltanto: l’ortica.

Anzi l’ortica nel vaso di destra davanti l’ingresso dello studio.

Oggi è stata una giornata professionalmente triste. Anzi direi che più che triste è stata una di quelle giornate in cui, con la stessa intensità di un disco rotto, mi sono ripetuto:

ma proprio il libero professionista dovevi fare?

Ma che ti sei svegliato a fare stamattina?

O, ma un contratto no?

Te la cavicchi in cucina (molto meglio di un parecchi “scalda-vivande”) apri un ristorante“.

E poi di nuovo.

Ma proprio il libero professionista dovevi fare?

Ma che ti sei svegliato a fare stamattina?

O, ma un contratto no?

Te la cavicchi in cucina (molto meglio di un parecchi “scalda-vivande”) apri un ristorante.

…………………..”

Tutto questo perché nell’arco di 10 minuti 2 pazienti hanno disdetto: uno ha detto che deve fermarsi; un altro per la prima volta mi chiama per cognome e dice che “oggi non posso. Mi faccio sentire io la prossima settimana”. Infine uno vuole andarsene perché “pago e non sto ricevendo quello per cui ti pago”.

In verità appena giunto in studio notavo con molta poca considerazione a dire il vero, che in mezzo a ciclamini, edere ed un falso gelsomino, stava rispuntando una piccola piantina di ortica. “uh guarda…. C’è di nuovo l’ortica”.

C’era l’ortica prima in quei vasi. Ortica e rifiuti; si, sembra esserci un’atavica consuetudine che porta chiunque veda un vaso vuoto, o con un pianta ormai secca al suo interno, a considerarlo come posacenere, un bidone dell’immondizia.

Tornato a casa, altre due persone disdicono appuntamenti. Per il pomeriggio e per l’indomani.

È una specie di tragedia. Una specie però.

Ho il bisogno di dare una forma a questa specie di catastrofe che sta avvenendo.

Il Feng shui dice che (a grandi linee e con buona approssimazione personale) l’ingresso della tua casa o del tuo luogo di lavoro se ben curato, con dei fiori, un vialetto e qualche altro accorgimento energetico estetico favorisce, invoglia in qualche modo l’ingresso di clienti e persone nel tuo studio, ufficio, posto di lavoro ecc.

Un’operatrice Feng shui una volta durante un seminario raccontava che c’era una grossa banca internazionale che ad un certo punto fallì. La sua spiegazione fu la seguente: “il palazzo in cui aveva sede la banca aveva i pilastri centrali poggiati su delle fondamenta triangolari: il triangolo è energie Fuoco. I pilastri energia Legno. Quindi la banca è fallita non per delle scelte azzardate rivelatesi sbagliate: no: è fallita a causa delle fondamenta triangolari.

Invece ieri mattina nel vaso c’era l’ortica: l’esatto contrario dell’accoglienza. Lei respinge, pizzica, urtica, infiamma: e non permette alla gente di avvicinarsi: “Colpa sua se hanno disdetto”.

Il paradosso del paradosso poi è questo: tolgo l’ortica dal vaso. A parte la sua classificazione energetica e teoricamente respingente, è terribile da vedere in vaso. Subito dopo vengo contattato da un nuova persona che ha intenzione di intraprendere un percorso.

Era colpa dell’ortica. Tutta colpa sua. Il Feng shui aveva ragione. L’ingresso deve essere accogliente. E non respingente.

Cosi come per alcuni è colpa del gatto nero se qualcosa andava male.

Cosi come per alcuni è colpa del non equilibrio del bag ua se le cose vanno male a casa.

Cosi come per alcuni è colpa del peccato originale se ci tocca condurre una vita di sofferenze.

Cosi come è colpa dello sciamano senegalese che ha mi dato quella che una napoletana doc ha definito “la protezione con la mano sinistra”: chiedi una protezione sul lavoro e lui in effetti te la dona: impedendo ai clienti di arrivare in studio.

Mi viene in mente un dialogo tra due persone in un libro; uno chiedeva all’altro: “sai come fanno gli Dei a punire i desideri degli uomini? No? Li realizzavano”.

Considero alcune cose: le cose vanno male alle volte, semplicemente perché vanno cosi. (ah! Ho dimenticato di citare tra i vari modi di dare una cornice alle cose di citare il Karma).

Questo n teoria.

Nella pratica quotidiana le cose accadono: vengono lette con una personalissima lente: nel mio caso suppongo possa essere una specie di occhiali anni 80 (quelli che secondo la tecnologia dell’epoca servivano a vedere i film in 3D: una lente rossa, una lente blu (una legge la paura, una legge solo la tristezza). Quello che viene fuori è un viola strano.

Insomma: ho bisogno di dare una cornice che possa spiegare i fenomeni sgradevoli della vita di tutti i giorni, o perlomeno a me capita che se riesco ad incorniciarli in qualcosa di comprensibile, riesco a tranquillizzarmi.

Insomma: è colpa dell’ortica, è colpa del gatto, è colpa della nostra vita precedente.